LA SCELTA VEGETARIANA
Il vero esame morale dell'umanità, l'esame fondamentale
(posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo)
è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali.
E qui sta il fondamentale fallimento dell'uomo,
tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri

 (Milan Kundera, da L'insostenibile leggerezza dell'essere)
Il termine VEGETARIANESIMO deriva dal latino vegetus che significa sano, vigoroso. Oggi sempre più persone in tutto il mondo decidono di diventare vegetariani. In Italia, secondo recenti dati Eurispes, quasi due milioni di persone hanno fatto questa significativa scelta alimentare che può orientarsi su:

una dieta VEGETARIANA che esclude il consumo di carne e pesce e di qualsiasi alimento contenente, anche in piccole percentuali, ingredienti derivati dall'uccisione di animali (strutto, caglio, ecc.)

OPPURE

una dieta VEGANA o VEGETALIANA che esclude il consumo di carne, pesce e di tutti gli alimenti di origine animale (uova, miele, latte e altri derivati)

Etichettata spesso, anche dai media, come frutto di zoofilia, ecologismo, salutismo, ecc., la scelta vegetariana o vegana comprende anche ampie e profonde motivazioni di carattere etico e sociale. La logica antropocentrica che permea le società occidentali legittima l'uomo, in quanto essere "superiore", a dominare la natura e a schiavizzare e sfruttare tutti gli altri esseri viventi. Il vegetarianesimo non condivide tale visione e al di là di radicamenti politici o religiosi, si fa portavoce del valore assoluto della VITA, del rispetto e della non violenza verso tutti gli esseri viventi. Ideali questi dei quali l'Umbria è stata da sempre terra feconda, pensiamo all'amore di S. Francesco di Assisi per tutte le creature viventi o al grande esempio di tolleranza e non violenza promosse da Aldo Capitini. Nel 1997 ad Amsterdam i membri dell'Unione Europea hanno firmato un protocollo in cui gli animali vengono riconosciuti come esseri senzienti, si continua tuttavia a dimenticare che anch'essi, come noi, sono intelligenti, provano dolore e gioia, amano la vita e hanno terrore della morte. I latini usavano il termine animantia per indicare unitamente uomini e animali, cioè tutti gli esseri viventi. Non oggetti, quindi, ma anime che sotto diverse forme condividono con noi la permanenza su questo pianeta ed un universale destino. Malgrado oggi sia aumentata l'informazione sulle reali condizioni di vita a cui sono sottoposti gli "animali da macello", si persevera nel mascherare dietro pubblicizzate "Oasi Ecologiche" gli allevamenti lager in cui gli animali vengono ingrassati, inseminati artificialmente, selezionati geneticamente. Le galline sono costrette a trascorrere una brevissima esistenza rinchiuse in gabbie che lasciano a ciascuna una superficie più piccola di un foglio A4, l'illuminazione 24 ore al giorno ne sconvolge il ritmo biologico. I vitellini appena nati vengono strappati alle madri prima che ne bevano il latte, rinchiusi in stretti box e resi anemici perché le loro carni restino bianche e tenere come richiede il mercato. Urlanti e terrorizzati (la paura della morte non è appannaggio esclusivo dell'uomo), gli animali vengono storditi a colpi di martello, elettrochoc o fucili pneumatici, tagliati poi a pezzi in catene di "smontaggio" dove spesso non c'è tempo per accertarsi se siano ancora vivi. Questo è il destino di milioni di ovini, bovini, suini, equini, conigli, polli, …l'efferatezza umana non conosce limiti: anguille spellate vive, oche alimentate forzatamente fino al disfacimento del fegato per produrre il tanto apprezzato foie gras. I vegetariani hanno scelto di non essere più i mandanti di questi assassini. Plutarco, tra il I e II sec. d.c., nel suo trattato Perì Sarcophagìas, scriveva  "Se sostenete che la natura vi ha destinato questo tipo di nutrimento, ebbene, allora uccidete voi stessi da soli, quel che volete mangiare, ma fatelo con le sole vostre forze […] l'uomo uccide creature innocue, mansuete, prive di pungiglioni o zanne. Per un pezzo di carne togliamo il sole, la luce, la durata naturale della vita ad un'anima che per nascita e per natura ne ha diritto". Nonostante il vegetarianesimo non sia un fenomeno di recente comparsa (le sue radici risalgono a secoli avanti Cristo), tra l'opinione pubblica dominano ancora molta ignoranza, diffidenza, resistenza, come del resto nei confronti di tutti quegli atteggiamenti o scelte di vita che si discostano dai comportamenti di massa e dalle abitudini ereditate culturalmente. Abitudine, quella del consumo di carne, alimentata e incoraggiata dalle lobby dell'industria carnea: un business che pubblicizza l'indispensabilità della carne e dei suoi supposti benefici. Imperi edificati sul sangue di miliardi di animali non umani (solo in Italia ogni anno ne vengono uccisi per il consumo oltre 700 milioni), che ingannano facilmente i consumatori distratti e restii ad abbandonare il piacere voluttuoso della carne e ad interrogare le proprie coscienze mettendo in discussione convinzioni consolidate. Difficilmente le persone associano la carne sul piatto con le sofferenze atroci di miliardi di esseri viventi, con il problema della fame nel mondo, con la deforestazione e l'inquinamento di aria, acqua e suolo, con l'incremento di malattie cardiocircolatorie.
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